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La sindrome di HIKIKOMORI: Quando la quarantena diventa un "piacere"

  • Immagine del redattore: Camilla Barbacci
    Camilla Barbacci
  • 10 ott 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 18 mar 2021

Con il termine hikikomori si tende a descrivere una sindrome che colpisce sia giovani che giovanissimi. Il significato della parola hikikomori, termine giapponese che deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi), è “stare in disparte, isolarsi”. E' un termine che è stato coniato per descrivere al meglio un fenomeno che si caratterizza per il ritiro sociale e una conseguente volontaria reclusione dal mondo esterno, da tutto ciò che è "fuori".

Anche se individuato inizialmente in Giappone, questo disagio adattivo sociale si sta via via diffondendo in molti paesi economicamente sviluppati nel mondo, Italia compresa soprattutto conseguentemente al COVID-19. Risulta avere una maggiore incidenza nella fascia d’età tra i 14 e i 30 anni, colpendo principalmente il genere maschile, e a volte tende a cronicizzarsi e a durare anche nell’età adulta.


Ma in che cosa consiste questo fenomeno? E' un fenomeno che si manifesta come una totale chiusura verso il mondo circostante. I soggetti che ne sono affetti rimangono totalmente isolati nelle mura domestiche, non mantenendo relazioni sociali con coetanei, amici e nemmeno con i familiari. I soggetti preferiscono rimanere nelle loro camere uscendo eventualmente solo nelle ore notturne, quando attorno non c’è nessuno e non c'è nessuna probabilità di interazione con l'altro. Oltre al totale isolamento dalla realtà i ragazzi mostrano una crescente difficoltà emotiva e una maggiore demotivazione nei confronti degli altri. Rifiutano qualsiasi relazione che non sia telematica. Infatti, spesso, chi è affetto da questo sindrome ha come unico collegamento con il mondo esterno internet.


In Italia le ultime stime riportano almeno 100.000 casi, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, di famiglie benestanti e la maggior parte sono figli unici. Sulla carta sono ragazzi senza problemi a livello scolastico, molto intelligenti.

La sindrome è diagnosticatile in presenza di manifestazioni di rifiuto verso la vita sociale e scolastica o lavorativa, nei casi di soggetti più grandi, per un periodo prolungato di almeno 6 mesi e di una mancanza di relazioni intime, ad eccezione di quelle con i familiari più stretti.


Qual'è l'identikit di un soggetto con sindrome di hikikomori? Principalmente quello di figlio unico, di genitori entrambi laureati, con la figura paterna principalmente assente (lavorativamente fuori per tutta la giornata), che ricopre un ruolo dirigenziale e ciò scatena nel giovane il timore di non essere all'altezza, di non essere bravo come i compagni di scuola, di non essere sufficientemente adeguato per poter diventare come il padre. Mentre la madre casalinga si occupa, come impone la cultura nipponica, della gestione dei figli e della casa, risultando una figura fin troppo presente, iperprotettiva, unica deputata alla crescita e all'educazione dei figli, sui quali è facile proiettare ansie ed attese. (Moretti, 2010).


In conclusione, quando si parla di hikikomori ci si riferisce ad un soggetto sano (cioè in assenza di ulteriore diagnosi antecedente) che decide volontariamente e in modo totalmente consapevole di vivere in uno stato di isolamento. Ciò non significa che tale scelta non rappresenti una situazione di disagio per il soggetto stesso, ma semplicemente che la condizione non è determinata da forze esterne o da altre patologie preesistenti.


Si può dichiarare che ulteriori studi sono necessari per individuare criteri specifici per questa sindrome, con l'obiettivo finale di poter sviluppare terapia mirate.









 
 
 

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